Dopo PDF Europe: riflessioni in ritardo e punti di (ri)partenza

(pubblicato anche su Vassar stories)

Mi rendo conto che sono passate più di due settimane dallo svolgimento di PDF Europe e io non ho scritto praticamente nulla (o quasi).
Ho avuto ruoli differenti, da moderatrice di un panel a parte dello staff, secondo necessità: per me è stata un’esperienza personale e professionale molto importante e significativa, e non solo perché di PDF sono stata una fan per tre anni prima di collaborare con loro.

La cosa paradossale è che l’evento è stato analizzato da me in lungo e in largo prima con gli organizzatori e gli speaker, poi con gli altri amici presenti, sia a Barcellona che al ritorno in Italia.
Provo quindi a mettere insieme qualche riflessione.
Come punto di partenza segnalo i post riassuntivi (e pieni di link interessanti) di Antonio Sofi su Spindoc e di Micah Sifry su Personal Democracy.

1. Il primo obiettivo di questa conferenza era porre le basi per la creazione di un gruppo europeo di gente interessata a questi argomenti, far conoscere persone, dare la possibilità di un punto di incontro e discussione – e chissà cosa ne nascerà.
Una cosa piuttosto interessante è stata vedere l’interazione – a volte piuttosto circospetta – tra persone che lavorano nello stesso settore ma da “lati” e prospettive diverse: alla conferenza hanno preso parte politici, spindoctor, giornalisti, attivisti e molte altre categorie ancora.
Jon Worth ha provato a tracciarne una personale e semiseria schematizzazione, vale la pena dare un’occhiata.

2. Uno degli interrogativi più ripetuti riguardava l’esistenza e l’eventuale creazione di un dibattito su temi di portata europea: l’Europa è un nuovo campo di azione, politica e governo, presto o tardi dovremo rendercene conto.
Ma, se in Italia ne abbiamo appena una vaga percezione (magari dovuta alle recenti elezioni e a qualche decisione che ha fatto scalpore), ci sono nazioni che invece fanno da pionieri nel creare un nuovo tipo di sfera pubblica. Ne dà testimonianza la mappa sulla blogosfera europea che Anthony Hamelle (Linkfluence) ha presentato a PDF Europe. In realtà le nazioni studiate sono quattro: Francia, Germania, Paesi Bassi e Italia. Le informazioni su come sia stata svolta la ricerca saranno disponibili dall’inizio del 2010, vale la pena tenere gli occhi aperti. [Nell’attesa segnalo l’articolo di Raffale Mastrolonardo su Corriere.it]

3. A che punto è l’Europa? Ho provato a raccogliere un po’ di spunti in un pezzo pubblicato su Spindoc.
Come è facile aspettarsi, le prospettive nazionali sono varie e controverse e un’identità europea ancora non c’è e chissà se ci sarà mai. Ma forse è meno importante rispetto alla consapevolezza che molte decisioni si prendono a livello europeo e che occorre una sempre maggiore attenzione e informazione. E capacità di divulgazione presso i propri lettori.
I blogger europei – per quanto possa suonare paradossale la definizione – esistono e “lottano insieme a noi”. Parlano di argomenti difficili e hanno punti di riferimento che ci sono ignoti. Ma vale la pena provare a leggerli e ascoltarli. E capire che parlano di cose molto più vicine di quanto pensiamo.

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